17 giugno 2022


Lavoro e maternità si possono conciliare?




E' uscito da pochi giorni il libro â€œL’età del cambiamento. Come ridiventare un Paese per giovani” di Silvia Sciorilli Borrelli, corrispondente da Milano per il Financial Times. Un saggio in cui dedica un intero capitolo ad un tema fondamentale per lo sviluppo del paese, ovvero la conciliazione di maternità e lavoro. Il titolo la dice già lunga: “Vietato riprodursi”! e nel testo si sottolinea che l'Italia, con il più basso tasso di natalità tra i paesi dell’OCSE, è ancora carente di infrastrutture sociali e garanzie sufficienti per una giovane donna di diventare madre senza il rischio di interrompere la propria carriera.


L'autrice porta alcuni dati a sostegno della sua tesi e fa riferimento ad un sondaggio realizzato da Freeda, un progetto editoriale digitale che conta su una community di oltre 9 milioni di persone nel mondo e fotografa un mondo del lavoro ostico per le nuove generazioni, soprattutto per chi decide di metter su famiglia, in cui prevale un pregiudizio ancora forte che vede nella maternità un grosso svantaggio. Le lavoratrici riconoscono le difficoltà nella propria carriera nel momento in cui decidono di avere figli o ancora solo desiderarli. E sono paure che si concretizzano anche negli ultimi casi di cronaca, dal test di gravidanza negativo richiesto per partecipare ad un concorso in provincia di Torino alle ultime dichiarazioni dell'imprenditrice Elisabetta Franchi.


La ricerca quantitativa si basa sulla somministrazione di un questionario online, che ha coinvolto donne italiane, britanniche, spagnole e latino-americane. Appartengono ad una fascia d’età che  va da 24 a 44 anni, ovvero tra Millennials e Generazione Z, e il 72% è già mamma. La maggior parte ritiene di percepire una retribuzione bassa rispetto alla propria preparazione o competenza: solo il 34% la considera adeguata. Tra chi desidera avere un bambino, il 44% pensa che il proprio stipendio non sarebbe sufficiente a mantenerli. E sono una minoranza le persone under 35 con un posto a tempo indeterminato, per lo più uomini.


Nonostante chiedere ad una donna se ha intenzione di avere figli nel corso di un colloquio di lavoro sia una pratica discriminatoria illegale, come indicato dal Codice delle Pari Opportunità, sono molte le donne a cui viene richiesto: il 42% delle intervistate afferma di averla ricevuta, e la maggior parte di loro l'ha trovata fuori luogo (91%). Ma come hanno risposto? Il 72% è stato sincero, solo il 15% ha mentito e il 13% non ha risposto.


Il 77% delle intervistate ritiene che le donne si trovino di fronte ad un bivio tra carriera e famiglia: la maggior parte ritiene che avere figli sia un ostacolo alla crescita professionale, il 59% ha o ha avuto paura di comunicare ai propri superiori una gravidanza. La preoccupazione principale è quella di un demansionamento, ma il 21% teme un licenziamento.


Alla domanda “pensi di volere figli?” il 69% delle intervistate ha risposto affermativamente. Tuttavia, tra coloro che hanno risposto ‘no’ quasi la metà (il 49%) ha scelto tra le motivazioni le potenziali conseguenze negative sulla carriera, mentre il 23% pensa che con il proprio stipendio non sarebbe in grado di poterne curare adeguatamente il mantenimento.


I congedi parentali sono troppo brevi secondo la maggioranza del campione e quasi tutte vorrebbero una più equa suddivisione dei carichi tra genitori: il congedo parentale condiviso sarebbe gradito dall’83% delle rispondenti che vivono con un partner. Tuttavia, solo il 60% ritiene che il compagno accetterebbe di buon grado di restare a casa nella modalità del congedo parentale condiviso. In Italia il 45% delle intervistate che ha figli ed è in coppia ha preso più di 26 settimane di congedo, mentre il 27% dei partner ha preso solo 4-6 giorni.


“La politica del congedo parentale condiviso rappresenta una modalità efficace per superare lo stereotipo culturale che demanda totalmente alle donne la cura della famiglia e dei figli, a discapito dello sviluppo professionale” ha dichiarato Andrea Scotti Calderini, CEO e CO-Fondatore di Freeda. “Ascoltando la nostra community si evince preoccupazione attorno al tema della maternità e alla possibilità che possa rappresentare per le donne un ‘gradino rotto’, ossia un momento di svantaggio competitivo rispetto ai colleghi. È necessario che imprese e politica lavorino insieme per promuovere un nuovo approccio a favore dell’inclusione e della parità di genere. A questo proposito, i nuovi media hanno una grande responsabilità per sensibilizzare e stimolare un cambio di passo”.


Vuoi saperne di più sui congedi attualmente a disposizione e le modalità per farne richiesta? visita la pagina Congedi.



Photo by Liv Bruce on Unsplash



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